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Storia del catasto in Italia: dai catasti preunitari al Catasto Fabbricati

Dal catasto teresiano alla legge Messedaglia, dal Nuovo Catasto Edilizio Urbano all'Agenzia delle Entrate: tre secoli di storia della proprietà immobiliare.

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Il catasto è l'inventario dei beni immobili di un territorio, con l'indicazione dei loro possessori e del reddito che se ne può ricavare. Nato come strumento fiscale, per ripartire l'imposta fondiaria in modo proporzionato alla ricchezza effettiva, è divenuto nel tempo la principale fonte informativa sul patrimonio immobiliare. La sua storia in Italia è lunga e frammentata quanto la storia politica della penisola.

Catasti descrittivi e catasti geometrici

Prima di ripercorrere le tappe, conviene distinguere due modelli.

  • Il catasto descrittivo si fonda sulle dichiarazioni dei possessori, che indicano i beni, i confini e le rendite. È rapido da formare ma poco affidabile, perché dipende dalla buona fede del dichiarante.
  • Il catasto geometrico particellare si fonda invece sulla misura diretta del territorio: ogni appezzamento viene rilevato, rappresentato su una mappa e identificato da un numero. A ciascuna particella viene poi attribuito un reddito mediante stima.

Il passaggio dal primo al secondo modello è il filo conduttore della storia catastale italiana.

Il catasto teresiano

Il primo catasto geometrico particellare di cui si conservano gli atti di formazione è quello dello Stato di Milano, noto come catasto teresiano. Ordinato da Carlo VI d'Asburgo nel 1714 e avviato nel 1718, conobbe una prima fase di rilievi negli anni Venti del Settecento, interrotta nel 1733. I lavori ripresero nel 1749 per impulso di Maria Teresa d'Austria, da cui il catasto prende il nome, e si conclusero con la sua attivazione nel 1760.

Il catasto teresiano introdusse principi destinati a durare: la misura geometrica di ogni fondo, la stima del reddito secondo criteri uniformi e la fissità dell'estimo, che incoraggiava i proprietari a migliorare i terreni senza timore di un immediato aggravio fiscale.

Gli altri catasti preunitari

Negli stessi decenni gli altri Stati italiani seguirono strade diverse.

  • Nel Regno di Napoli Carlo di Borbone avviò dal 1741 il catasto onciario, così chiamato dall'oncia, l'unità di conto in cui erano espressi i redditi. Era un catasto descrittivo, basato sulle dichiarazioni dei capifamiglia.
  • Nello Stato Pontificio il motu proprio di Pio VII del 6 luglio 1816 dispose la formazione di nuovi catasti fondati su misura e stima. Il catasto, attivato nel 1835 sotto Gregorio XVI, è noto come catasto gregoriano.
  • In Toscana, nel Lombardo-Veneto e negli altri Stati furono formati catasti propri, ciascuno con regole, unità di misura e criteri di stima differenti.

All'indomani dell'Unità, il Regno d'Italia ereditò così numerosi catasti diversi, alcuni geometrici e altri descrittivi, con il risultato che l'imposta fondiaria gravava in modo molto diseguale da una regione all'altra.

La legge Messedaglia del 1886

La soluzione arrivò con la legge 1° marzo 1886, n. 3682, detta legge Messedaglia dal nome dell'economista e parlamentare Angelo Messedaglia, che ne fu relatore. La legge dispose la formazione, in tutto il Regno, di un catasto geometrico particellare uniforme, fondato sulla misura e sulla stima, con lo scopo di accertare la proprietà immobiliare, tenerne in evidenza le mutazioni e perequare l'imposta fondiaria.

Da qui nasce il catasto dei terreni nella forma ancora oggi riconoscibile: mappe collegate a una rete di punti trigonometrici, particelle numerate, qualità di coltura e classi di produttività. I lavori di formazione, rallentati e sospesi durante le due guerre mondiali, si protrassero per circa settant'anni.

Il Nuovo Catasto Edilizio Urbano

Per i fabbricati il percorso fu distinto. Il regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, dispose l'accertamento generale dei fabbricati urbani e la formazione del Nuovo Catasto Edilizio Urbano (NCEU). Le operazioni, interrotte dal conflitto, ripresero nel dopoguerra; il NCEU entrò in conservazione, con regole uniformi su tutto il territorio nazionale, dal 1° gennaio 1962.

Il NCEU introdusse gli strumenti che ancora oggi caratterizzano la visura di un fabbricato: l'unità immobiliare urbana come oggetto di censimento, la suddivisione in categorie e classi, la consistenza espressa in vani, metri quadrati o metri cubi a seconda del gruppo, e la rendita catastale.

Il Catasto Fabbricati

Il NCEU escludeva i fabbricati rurali, che restavano iscritti al catasto dei terreni. Con l'articolo 9 del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, il catasto edilizio urbano assunse la denominazione di Catasto Fabbricati e fu esteso anche ai fabbricati rurali, con l'obiettivo di realizzare un inventario completo e uniforme del patrimonio edilizio.

Dall'Agenzia del Territorio all'Agenzia delle Entrate

Negli ultimi decenni del Novecento gli archivi catastali sono stati progressivamente informatizzati, rendendo possibile la consultazione telematica delle banche dati. La gestione del catasto, a lungo affidata agli uffici tecnici erariali del Ministero delle Finanze, passò poi all'Agenzia del Territorio. Dal 1° dicembre 2012, in forza dell'articolo 23-quater del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, l'Agenzia del Territorio è stata incorporata nell'Agenzia delle Entrate, che ne esercita oggi tutte le funzioni.

Fanno eccezione le province autonome di Trento e di Bolzano, nelle quali il catasto è gestito dalle Province e la pubblicità immobiliare segue il sistema tavolare, di derivazione austriaca.

Che cosa resta di questa storia in una visura

Ogni visura catastale porta con sé le tracce di questa evoluzione. I fogli di mappa e le particelle derivano dal catasto geometrico voluto dalla legge del 1886; categorie, classi e rendite discendono dal NCEU del 1939; la distinzione tra catasto dei terreni e Catasto Fabbricati riflette la riforma del 1993. La visura storica, infine, consente di ripercorrere le variazioni registrate su un immobile a partire dall'informatizzazione degli archivi.

Per l'interpretazione dei singoli dati si rinvia alla guida su come si legge una visura catastale.

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