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Dalle camere di commercio al Registro delle Imprese: una storia italiana

Le origini delle camere di commercio, la legge del 1862, il codice civile del 1942 e la nascita del Registro delle Imprese informatico nel 1996.

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Il Registro delle Imprese, così come lo si consulta oggi, ha poco più di trent'anni. Le istituzioni che lo tengono, le camere di commercio, hanno invece radici molto più antiche, che affondano nelle corporazioni mercantili dell'età medievale.

Le corporazioni dei mercanti

Nei comuni italiani del Medioevo i mercanti si riunivano in corporazioni che ne tutelavano gli interessi, ne regolavano l'attività e risolvevano le controversie tra gli iscritti attraverso propri tribunali. Le matricole delle corporazioni, cioè gli elenchi degli iscritti abilitati a esercitare un'arte o un commercio, possono essere considerate lontane antenate dei moderni registri delle imprese: rendevano conoscibile chi esercitava un'attività e a quale titolo.

Le camere di commercio moderne

La prima istituzione con il nome di camera di commercio viene comunemente indicata in quella di Marsiglia, alla fine del Cinquecento. Il modello si diffuse in Francia e, con l'espansione napoleonica, in buona parte d'Europa, compresi diversi Stati italiani, dove le camere assunsero il ruolo di organi di rappresentanza degli interessi economici presso i governi.

La legge del 1862

All'indomani dell'Unità occorreva dare un ordinamento uniforme a istituzioni nate in contesti diversi. La legge 6 luglio 1862, n. 680 istituì le camere di commercio ed arti nei capoluoghi del Regno, con il compito di promuovere gli interessi commerciali e industriali del proprio distretto e di rappresentarli presso il Governo. Tra le funzioni attribuite figuravano la redazione di relazioni statistiche ed economiche, la formazione degli elenchi dei periti commerciali, l'amministrazione delle borse e la promozione di esposizioni e scuole tecniche.

Nel corso del Novecento le camere mutarono più volte denominazione e struttura, seguendo le trasformazioni politiche del Paese, fino alla ricostituzione nel secondo dopoguerra.

Il codice civile del 1942

Il codice civile del 1942 previde, all'articolo 2188, l'istituzione di un registro delle imprese nel quale iscrivere gli atti e i fatti relativi alla vita delle imprese, con effetti di pubblicità legale nei confronti dei terzi. L'attuazione di questa previsione fu tuttavia rinviata per oltre cinquant'anni. Nel frattempo la pubblicità delle società restò affidata ai registri tenuti presso le cancellerie dei tribunali, mentre le camere di commercio mantenevano propri archivi anagrafici delle ditte.

Il sistema era frammentato: per conoscere la situazione di una società poteva essere necessario rivolgersi a uffici diversi, con documentazione in larga parte cartacea.

La riforma del 1993 e il Registro informatico

La svolta arrivò con la legge 29 dicembre 1993, n. 580, di riordino delle camere di commercio, che all'articolo 8 diede finalmente attuazione al registro previsto dal codice civile, affidandone la tenuta alle camere stesse. Il regolamento di attuazione fu approvato con il D.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581, e il nuovo Registro delle Imprese divenne pienamente operativo dal 19 febbraio 1996.

Il Registro nacque come archivio informatico unico su scala nazionale, consultabile da qualsiasi camera di commercio. Accanto al Registro fu istituito il REA, il Repertorio Economico Amministrativo, che raccoglie le notizie economiche e amministrative non soggette a iscrizione nel Registro, come l'attività effettivamente esercitata e le unità locali.

Il Registro oggi

Negli anni successivi il Registro si è progressivamente digitalizzato: gli adempimenti delle imprese avvengono per via telematica, i bilanci delle società di capitali vengono depositati in formato elettronico e i dati sono consultabili a distanza. La visura camerale, un tempo ottenibile soltanto agli sportelli, è oggi un documento che si estrae in pochi istanti dalla banca dati nazionale.

Dalle matricole delle corporazioni al Registro informatico resta immutato il principio di fondo: chi esercita un'attività d'impresa rende pubblici i dati essenziali che la riguardano, a tutela di chi entra in rapporto con essa. Il contenuto attuale della visura è illustrato nella guida alla visura camerale.

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